http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/04/13/Berlusconi-se-urne-io-candidato-premier-2-_8548032.html
''Noi siamo gia' pronti per votare e io saro' il candidato alla presidenza del Consiglio. Una responsabilita' grande e dolorosa da cui non mi posso sottrarre''
Dunque, dobbiamo prepararci a nuove elezioni. A oggi è estremamente improbabile che in questo Parlamento si possa trovare un qualsiasi tipo di accordo che porti a formare un governo dotato quanto meno della concreta capacità di metter mano alle più urgenti criticità sociali, economiche e istituzionali. E stiamo parlando solo del minimo sindacale - ma proprio minimo minimo - di compiti e funzioni di un esecutivo nell'attuale momento storico, mica pretendiamo progetti di ristrutturazione di respiro strategico e proiettati nell'arco di lustri o di decenni... una cosa del genere non s'è mai vista in tutta la nostra storia repubblicana, figuriamoci se potremmo pretenderla ora che tutto ci sta crollando addosso.
Ma anche per il suddetto "minimo sindacale", ripeto, non riesco a vedere alcun presupposto di fattibilità. Siamo messi male, e lo siamo dalla base. E lo dimostra in maniera lampante il fatto che oggi 13 aprile 2013 abbiamo mediaticamente assistito a una adunata di massa di persone che hanno applaudito entusiasticamente la dichiarazione di volersi candidare a futuro capo del governo da parte di un personaggio nato il 29 settembre 1936, che in politica ci si ritrova dal 29 giugno 1993 con la fondazione di Forza Italia, che a capo del governo ci si è già ritrovato per quattro volte negli ultimi 19 anni, che l'ultima volta ha guidato un governo sostenuto in Parlamento da una maggioranza dall'ampiezza senza precedenti, e che nonostante tutto questo si è dovuto dimettere dopo tre anni e mezzo, travolto dalla conclamata incapacità di fare alcunché di concreto oltre le "cene eleganti" e le votazioni parlamentari sulle "nipotine" o presunte tali.
Il 29 giugno 1993, il presidente degli Stati Uniti d'America era Bill Clinton, il presidente russo era Boris Eltsin, il presidente francese era François Mitterand, il primo ministro inglese era John Major, il cancelliere tedesco era Helmut Kohl, il primo ministro spagnolo era Felipe Gonzales, il presidente serbo era Slobodan Milosevic, il presidente della Repubblica Popolare cinese era Jiang Zemin, il primo ministro giapponese era Kiichi Miyazawa, e in Corea del Nord il presidente della Repubblica era Kim Il-sung (ovvero il nonno dell'attuale fantoccio), il presidente argentino era Carlos Menem, il presidente sudafricano era Frederik Willem de Klerk.
Ebbene, tutti questi personaggi sono ormai da tempo passati a miglior vita o sono comunque scomparsi definitivamente dalla scena politica.
In Italia, invece, i dinosauri (anche quelli di "sinistra" o presunta tale, s'intende) restano ancora di moda e - incredibilmente - alcuni di loro continuano addirittura a raccogliere consensi plebiscitari.
Questa è un'anomalia. E' indiscutibile. Un'anomalia che non ha alcun riscontro altrove. Un'anomalia tutta italiana.
Ora, la domanda potrebbe apparire banale e prevedibile: dovrei chiedermi il PERCHE' di tutto questo.
Ma se la domanda è banale, la risposta lo è altrettanto, nella sua cristallina ovvietà: gli italiani non cambiano perché evidentemente non vogliono cambiare.
Ci sta bene così. Affondare suonando l'orchestrina.
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