martedì 28 gennaio 2014
Tanto rumore per nulla.
Sulla nuova formulazione del sistema elettorale si susseguono numerose in questi giorni, sui media e soprattutto sulle passerelle politiche televisive, le dichiarazioni e le prese di posizione provenienti dai soggetti più diversi e a volte improbabili. Alate parole e virtuosismi retorici si susseguono a ritmo incalzante, con risultati a volte intriganti a volte stucchevoli a volte oggettivamente risibili.
Ora, non avendo alcuna personale pretesa di distinguermi da questa massa belante e ruminante, partecipo volentieri anch'io a questo festival del surrealismo e mi accingo a partorire qualche semplice osservazione di metodo e di merito.
UNA QUESTIONE DI MERITO.
Prima di tutto, il concetto di fondo di tutta la telenovela: la parolina magica, il "cambiamento". Se l'etimologia non è un'opinione, questa parola implica il riconoscimento di una reale e sostanziale differenza fra ciò che si appresta a essere e ciò che è stato. Orbene, se sbalio mi corigerete (cit. Wojtila), ma la proposta nata dall'asse Renzi-Berlusconi sostituisce a un meccanismo maggioritario con premio di maggioranza e liste bloccate un altro meccanismo maggioritario con premio di maggioranza e liste bloccate.
Quindi, più che una reale e sostanziale differenza, io in tutto ciò non vedo nient'altro che una reinterpretazione esclusivamente di facciata dell'ormai defunto e famigerato Porcellum. A dire il vero, su questo punto i berlusco-renziani continuano a ribattere affermando che la (loro) nuova legge elettorale ha il fondamentale pregio, a differenza del Porcellum, di garantire matematicamente la governabilità.
A queste obiezioni la risposta non può essere che una sola: sono balle. Balle spaziali. Balle galattiche.
Infatti, nel contesto delle riforme del sistema istituzionale proposte da Renzi vi è un particolare stranamente ma enormemente sottovalutato da quasi tutti i commentatori: la cessazione della funzione legiferante del Senato.
In realtà è proprio questa la vera novità, il vero cambiamento, il vero fattore straordinariamente rivoluzionario rispetto all'immobilismo degli ultimi decenni. Senza la rinuncia al bicameralismo perfetto ogni modifica (qualsiasi modifica) alla legge elettorale risulterebbero anche in futuro del tutto inefficaci per quanto riguarda l'obiettivo della governabilità, e addirittura, se avessimo votato (con il Porcellum!!!) anche alle politiche del febbraio 2013 in un sistema monocamerale, la governabilità l'avremmo già ottenuta senza problemi: infatti alla Camera dei deputati il premio di maggioranza ha già abbondantemente conferito alla coalizione guidata dall'ex segretario Bersani la maggioranza assoluta dei seggi. La sostanziale ingovernabilità determinata dai risultati elettorali del 2013, quindi, non è stata affatto causata dal Porcellum ma dal fatto che si è votato anche per il Senato, ove, incidentalmente, a causa di un sistema elettorale del tutto slegato da quello della Camera, Bersani & soci non hanno potuto avere la stessa maggioranza ottenuta alla Camera.
E' quindi evidente che la quadratura del cerchio in tema di governabilità non è affatto rappresentata dal cambiamento della legge elettorale ma da una modifica, questa sì reale e sostanziale, dell'architettura istituzionale dello Stato. Tant'è.
Viene quindi spontaneo, a questo punto, chiedersi il perché dell'accapigliarsi generale su un argomento come la legge elettorale, oggettivamente irrilevante per quanto riguarda la fondamentale questione etica della governabilità.
Anche qui, la risposta non può essere che una sola: si accapigliano perché non sono per nulla interessati alle questioni relative all'etica politica ma lo sono molto di più, come da pluridecennale tradizione, a un obiettivo alquanto più prosaico: la loro poltrona. Ma di questo avremo modo di parlare un altro giorno.
Vamos.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento