lunedì 14 luglio 2014

Grillo, Wilde, D'Annunzio, estetismi a confronto



Nessuno può negare che Oscar Wilde abbia eletto l'estetismo a ragion di vita, tanto da essere universalmente riconosciuto come il massimo rappresentante di questa tendenza culturale: se tuttavia almeno una prova deve essere esibita, basti ricordare la sua linea di difesa tutta basata sulla riaffermazione del valore assoluto della bellezza nel processo in cui si confrontò con il suo accusatore Lord John Sholto Douglas, ottavo marchese di Queensberry, il quale, con un biglietto depositato presso la portineria dell'Albemarle Club, lo tacciava apertamente di libertinaggio e sodomia.

Parimenti fuor di dubbio è la costante estetica sia nella produzione artistica sia nello stile di vita e nel comportamento di Gabriele D'Annunzio, il quale arriverà - secondo una maliziosa ma alquanto accreditata ricostruzione del fatto - a farsi letteralmente defenestrare dall'amante Luisa Baccara pur di non rinunciare a condurre un esplicito e pressante corteggiamento nei confronti della di lei sorella alla presenza della stessa Baccara, corteggiamento la cui platealità va ricondotta all'essenza stessa dell'istintualità estetica del poeta.

Ma di questi due affascinanti personaggi e del confronti fra le rispettive vite sarà interessante parlare nel dettaglio in altra occasione: oggi 14 luglio 2014, giorno in cui inizia in Parlamento la discussione sulla riforma della struttura del Senato, interessa piuttosto sottolineare il contenuto estetico - se non il valore - dell'ultimatum lanciato da Beppe Grillo sul suo blog a Matteo Renzi e al Partito Democratico; in pratica, secondo l'ineffabile Grillo, Renzi e i suoi si troverebbero di fronte a un bivio: o dimostrare entro 24 ore di voler continuare a dialogare costruttivamente con il M5S sul tema delle riforme costituzionali, oppure essere "lasciati soli" a confrontarsi con Forza Italia.
Ebbene, a questo punto anche i più distratti non potrebbero fare a meno di osservare che, a onor del vero, ciò che Grillo "minaccia" è esattamente quello che il Partito Democratico sta già facendo da mesi con una determinazione e una pervicacia che è già ripetutamente stata oggetto di critiche anche feroci: non si comprende quindi quale significato, quale valore e quale utilità pratica possa avere questa presa di posizione, al di là di una evidente motivazione di carattere propagandistico.
Insomma, se Renzi dovesse fare spallucce di fronte agli strali di Grillo e dovesse decidere di tirar dritto per la sua strada, di fronte a questo stato di cose il M5S farebbe inevitabilmente la figura del pugile suonato che dopo il rintocco dell'ultima campanella commenta la sconfitta con la più classica delle dichiarazioni paradossali: "Quante me ne ha date, ma quante gliene ho dette!".

Ecco, è evidente che dal punto di vista artistico è una vera e propria esagerazione - o fors'anche una bestemmia - pretendere di assegnare un qualsiasi valore estetico alla terribile banalità dell'attuale cronaca politica fatta di vacuità e pettegolezzi e fatta da ciarlatani e delinquenti, tuttavia non credo che sia un'idea poi così malvagia utilizzare i parametri e gli strumenti della cultura quanto meno per ricondurre gli atti e le scelte dei protagonisti di questo ignobile teatrino alla loro reale e inconsistente natura.
Nella fattispecie, Beppe Grillo dimostra ancora una volta di essere politicamente un incapace a cui mancano i presupposti intellettuali fondamentali per poter svolgere un ruolo credibile e positivo di leader del M5S: egli infatti, al di là degli errori di contenuto (scelte politiche) e di comunicazione (immagine), erra anche nel metodo manifestando costantemente la totale ignoranza dei tempi dell'azione politica, ovvero arrivando sistematicamente in ritardo a tutti gli appuntamenti topici. Ne è un esempio la legge elettorale presentata ufficialmente e proposta dal M5S quando già da tempo era stato avviato un percorso di collaborazione fra Partito Democratico e Forza Italia, percorso che ha portato alla definizione del cosiddetto "Italicum" molto prima che il M5S mostrasse le sue carte.
Questo grave errore nelle tempistiche è l'origine anche delle attuali limitazioni nella capacità del M5S di influenzare il percorso delle riforme costituzionali e comporta come conseguenza il fatto che l'azione del Movimento può attualmente essere inquadrata solo nell'ottica (alquanto benevola) dell'estetismo come presenza politica fine a sé stessa oppure nell'ottica (meno benevola ma probabilmente più realistica) di pura e semplice propaganda.

E' per questo che il M5S ha ricevuto il consenso elettorale da parte di milioni di cittadini? può realmente il M5S permettersi di continuare indefinitamente a oscillare fra il pragmatismo politico e l'ideologismo aventiniano?

L'ardua sentenza in questo caso non spetta ai posteri ma deve essere profferita subito. Tempo, non ce n'è più e i bluff politici vanno lasciati a Matteo Renzi e al ciarpame che lo circonda.

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