sabato 12 ottobre 2013

Governare gli italiani non è difficile, è inutile.

Questa frase è stata ripetutamente attribuita prima a Giovanni Giolitti e poi a Benito Mussolini. In realtà non voglio entrare nella vexata quaestio della plausibilità o meno di tali attribuzioni, ma appropriarmi immodestamente di questo aforisma al fine di utilizzarlo come punto di partenza - o forse di arrivo, dipende dai punti di vista - sull'Italia di oggi e soprattutto sugli italiani.

A dire il vero, sarebbe fin troppo facile cavarmela con una ulteriore dotta (...?) citazione partorita dall'acume politico e dall'umorismo sferzante e autenticamente british di tal Winston Churchill, il quale ebbe a commentare i fatti susseguenti alla caduta del fascismo con questa considerazione:

"Bizzarro popolo, gli italiani. Un giorno, 45 milioni di fascisti. Il giorno dopo, 45 milioni di antifascisti e di partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano, dai censimenti".

Io però rifuggo dalle generalizzazioni più o meno facili e preferisco avventurarmi in un ragionamento un po' più analitico di quanto ci possano offrire le battute salaci e i luoghi comuni. Ecco, proprio i luoghi comuni sono un buon punto di partenza per il nostro discorso, e possiamo certamente iniziare con uno dei più succulenti, ovvero l'idea di "destra" e di "sinistra".
Mi si perdonerà se affermo che gli italiani che - ingenuamente o maliziosamente - si riempiono la bocca con queste due parole non sanno nemmeno lontanamente di cosa stanno parlando, altrimenti si guarderebbero bene dall'utilizzare codesti termini. Dal mio punto di vista, infatti, l'ultimo periodo storico in cui le idee di "destra" e di "sinistra" hanno trovato una effettiva legittimazione culturale e politica in Italia è da circoscriversi negli anni che vanno dal 1892 (primo governo Giolitti) al 1921 (caduta dell'ultimo governo Giolitti - sempre lui), e gli ultimi veri esponenti di queste due distinte visioni della società umana sono da individuarsi in Benedetto Croce e Antonio Gramsci.

Poi, più nulla.

Il fascismo infatti non può essere considerato come un movimento autenticamente "di destra", essendosi caratterizzato immediatamente da una connotazione fortemente reazionaria ma nel contempo populista, i classici due ingredienti tipici delle avventure totalitarie le quali poi restano sempre regolarmente vittime delle fortissime tensioni innescate da questa insanabile dicotomia. Un destino ineluttabile, miserabile e miserevole, che rappresenta però l'esatto opposto delle finalità ultime di ogni pensiero ideologico autenticamente di destra, ovvero di ciò che possiamo definire "conservatore" nell'accezione eticamente più appropriata del termine.

D'altro canto, nemmeno il comunismo italiano da Togliatti in poi, al pari di ogni altro soggetto politico di matrice leninista, può essere legittimamente considerato come un movimento "di sinistra", portando profondamente radicato in sé il germe dell'assolutismo ideologico di cui tutto possiamo dire tranne che sia compatibile con un pensiero autenticamente "progressista".

Esiste infatti, nel mondo delle idee, un fattore in comune fra i due distinti concetti di "conservazione" (la destra) e di "progressismo" (la sinistra), e tale elemento è il concetto di evoluzione. La società umana, non diversamente dalla struttura stessa della materia, non è e non nasce per essere un elemento destinato al raggiungimento di uno stato di equilibrio perfetto: in fisica classica, l'equilibrio perfetto altro non è che lo stato in cui ogni molecola cessa il suo movimento non essendovi più alcun trasferimento di calore, e questo corrisponde allo zero assoluto su scala universale. E' l'entropia a + , è una condizione definitiva e irreversibile. Una perfezione gelida, a -273,15°C. La morte di tutto.
Parimenti, immaginare che le dinamiche sociali possano portare alla "perfezione" propugnata dall'utopia totalitaria di stampo fascista o comunista vuol dire accettare l'idea che tale obiettivo abbia in sé un valore etico, cosa del tutto irragionevole a meno di non sostenere che il fine ultimo di ogni umana società sia la sua stessa estinzione.

No, io preferisco pensare che il fine ultimo della società non sia la meta ma sia il viaggio, il cammino, l'evoluzione. Un concetto, quello di evoluzione, sicuramente compatibile sia con il pensiero conservatore che con quello progressista, cioè con proposte politiche e posizioni etiche che, pur nella loro diversità di principio, in entrambi i casi si guardano bene dal vagheggiare l'anelito alla perfezione ma che accettano come valore di fondo un sano (e rassicurante...) relativismo.

Ma dove eravamo rimasti? ah, sì, in pratica stavo dicendo che in realtà è dagli anni '20 del XX secolo che in Italia né la destra né la sinistra sono state autenticamente e degnamente rappresentate. Da questo scandaloso presupposto, di cui - s'intende - mi assumo pienamente la responsabilità di fronte ai minus habens di matrice berlusconiana o dalemiana nonché persino di fronte agli intellettuali occhialuti e radical-chic, deriva necessariamente che è pura perdita di tempo cercare di individuare valori autenticamente di destra o di sinistra nell'attuale panorama politico italiano e nelle macchiette (o patetici surrogati di esse) che animano questo squallido teatrino.

Ora naturalmente verrò accusato di qualunquismo, perché accettare il mio ragionamento è come togliere dalle mani di bambinetti viziati il giocattolo con cui si sono allegramente trastullati finora, ovvero la critica insulsa ed estemporanea a fatti di nessuna reale importanza e a personaggi che esprimono ancor meno valore.
Facciamo qualche esempio concreto traendo spunto dalla cronaca spicciola, così ci capiamo bene:



Osservate bene la fotografia, l'espressione convinta, l'occhio teso ad osservare in lontananza chissà quale insondabile e imperscrutabile visione di alto valore politico, la manina sinistra alzata e le due dita a occhiello nell'atto di evocare granitiche certezze.

Ebbene, costui, che blatera e ciancia di "centrodestra", altro non è che una pittoresca creatura inventata di sana pianta e partorita politicamente dal pregiudicato che detiene non solo il comando ma anche l'effettivo e totale possesso, con pieni poteri di vita e di morte, del soggetto politico che in questo ultimo ventennio è stato più volte definito, e non con tutti i torti, come "partito di plastica".
E che proprio di possesso totale si tratti, beh, ciò non è messo in discussione da nessuno, nemmeno dai più convinti sostenitori del suddetto pregiudicato. Essi, al contrario, sono i primi ad affermare, sostenere con forza e ribadire sino allo spasimo che Silvio Berlusconi è (e resta) il vero unico e insostituibile leader, e che senza Silvio Berlusconi il partito perde completamente la sua forza dirompente e la sua capacità di coagulare consenso.

Non è che lo dicono Rossi e Turigliatto, Landini e Camusso, Scanzi e Travaglio. Nonnonnò. Lo dicono proprio loro, i suoi "dipendenti politici". In coro. Tutti, nessuno escluso. E non è che gli si possa dar torto, perché hanno ragione da vendere. Se a Silvio Berlusconi venisse a mancare quella che essi chiamano "agibilità politica", o se al suddetto venisse un coccolone che lo riducesse - poniamo come pura ipotesi d'accademia - nelle stesse condizioni di Ronald Reagan nei suoi ultimi anni di vita, non v'è alcun dubbio che l'entità politica che (attualmente, fino a nuova denominazione) conosciamo come "Popolo della Libertà" si sfalderebbe in breve tempo come un castello di sabbia e di essa non rimarrebbe alcuna traccia. Con onta e scorno delle nullità imbarcate su quel bastimento.

Resta quindi per me un vero mistero come si possa anche solo lontanamente dar credito alle parole della corte di miracolati e di riciclati che circonda il reuccio, al quale essi sono indissolubilmente legati per chiaro e innegabile interesse politico personale e senza alcuna speranza di potersi ri-riciclare altrove. E' davvero grave (ma non seria...) la situazione di una nazione in cui una consistente parte dell'elettorato è aggrappata ai destini di una persona, che ha già abbondantemente dimostrato di non avere alcuna credibilità e che in fin dei conti... comincia anche ad avere una certa età.

Ma dimenticavo: fra le casalinghe di Voghera, fra i pensionati delle Poste e fra i nostalgici della Milano Da Bere vi è una larga percentuale che ha (o che crede di avere, tanto poi in pratica è lo stesso) ottimi motivi per risultare particolarmente allergica a due paroline magiche: "giudici" e "comunisti". Quando poi le due parole, addizionate aritmeticamente, danno come risultato il fantomatico e ossimorico ibrido "giudici comunisti", apriti cielo: è come sventolare il drappo rosso davanti a un toro Miura. E su questa semplice ricetta, cioè sul vuoto spinto, si sono sempre sistematicamente basate le fortune elettorali del partito di plastica.

Franco Sorrentino, galantuomo nonché vecchio e stimato liberale barese, quando era in vita soleva dire dai microfoni di TeleNorba: "Voi li avete votati..." E come dargli torto?

Ma passiamo ad altro, che non vorrei destare l'impressione di far parte della categoria dei "comunisti", cosa che in verità mi accade di frequente e che mi suscita regolarmente un senso di ilarità e anche di orgoglio, perché nulla è più gratificante dell'essere accusato dai comunisti di essere fascista e - nello stesso tempo - dai fascisti di essere comunista. Vabbeh, andiamo avanti.



Qui invece ci si trova davanti, stando a quanto riporta il quotidiano "Libero" di una anticipazione a cui manca l'ufficialità. Una sorta di gossip su cui da più parti si sono già scatenati (vedasi per esempio i commenti in calce all'articolo) molti commenti indignati e salaci da parte di chi non aspettava altro che di poter ribadire il proprio disprezzo nei confronti dei "finti comunisti da salotto", quelli sistematicamente e ipocritamente ossequiosi con la "sinistra" ma prontissimi anche a dar via i ciapp quando si tratta di arraffar pecunia, perché come sappiamo pecunia non olet.

Ora, premesso che d'ora in avanti mi asterrò dallo sfoggiare ulteriormente la mia conoscenza dei motti in lingua latina e in dialetto lumbard, quello che mi preme evidenziare è l'assurdità della polemica, assurdità determinata dalla mancanza di un elemento essenziale, ovvero la "sinistra".

Come già innanzi spiegato, infatti, in Italia la sinistra NON ESISTE DA PIU' DI UN SECOLO. E' chiaro o devo fare un disegno?
E in ogni caso Fabio Fazio, anzi FazioFabbio, come direbbe il mitico Cetto Laqualunque, con quella faccia da furbetto radical-chic e intellettuale, è un uomo di sinistra esattamente come io sono Ava Gardner. Fazio è un uomo di spettacolo, e come tale è abituato a barcamenarsi, a fiutare da dove viene il vento e a mettersi sempre col suddetto vento a favore. Da qualsiasi parte provenga.

Quindi, signori miei, non disperdiamo inutilmente l'unica cosa che non può tornarci indietro dopo averla depauperata: il nostro tempo. Altrimenti daremo ancora una volta ragione a Giolitti, a Mussolini e a Churchill.

Ultima chiamata. Poi si parte. Vamos.

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